Stuprata, torturata e perseguitata. L’Italia non le dà asilo

Pubblicato il da Johnny7

STORIA DI UNA 28ENNE NIGERIANA, SCAPPATA DAL SUO PAESE DOPO AVER RIFIUTATO UN MATRIMONIO E LA CONVERSIONE ALL’ISLAM

di Corrado Giustiniani sul fatto quotidiano del 15/09/2011

 

Le hanno ucciso i genitori quando era una ragazzina di quindici anni, le hanno incendiato la casa, l'hanno ripetutamente violentata e torturata, volevano costringerla a convertirsi all'islam.
Ma a Tina Richards, 28 anni, venditrice ambulante di accendini a Martinsicuro, in provincia di Teramo, lo status di rifugiato è stato negato.
Eppure anche lei è nigeriana e cattolica, anche lei è in pericolo di vita.
Come Kate Omoregbe, la donna che, uscita dal carcere di Castrovillari dove scontava quattro anni per droga, ha
ottenuto immediatamente asilo politico, grazie all'interessamento del ministro degli Esteri Franco Frattini e di quella delle Pari opportunità Mara Carfagna.
In patria, ha dichiarato la donna, avrebbe rischiato la lapidazione.
È raccapricciante la storia di Tina.
Nel fiore dell'adolescenza viene notata dal facoltoso e potente datore di lavoro del padre, un uomo anziano che aveva già due mogli, che la vuole in sposa.
Lo comunica al suo dipendente, offrendogli anche una forte somma di denaro.
Ma il padre rifiuta: non accetterà mai che sua figlia si converta all'islam.
Per rappresaglia, quando Tina è in chiesa per la messa, madre e padre vengono pugnalati a morte e alla loro casa
viene appiccato il fuoco.
LA RAGAZZA deve fuggire.
La aiuta il vescovo della città di Kanu.
Approda in Italia per la prima volta nel 1998, ma viene rimpatriata l'anno dopo come clandestina.
Domanda: in quanto minore, non avrebbe dovuto essere protetta dal nostro paese?
“A questi ragazzi africani nessuno crede mai – risponde l'avvocato di Teramo Loredana Briganti, che ha inoltrato a Caserta la domanda di asilo e si appresta a far ricorso per il diniego a Napoli – I documenti di identità, se ci sono,
possono essere falsificati, e poi loro dimostrano più anni di quelli che hanno”.
Tina torna in Nigeria, dove incappa in una nuova, drammatica storia.
Viene rapita da un uomo che la violenta, la tortura e la tiene imprigionata per mesi.
Sulle sue braccia piagate conserva indelebili le stimmate di questa fase terribile.
Riesce a fuggire dall'abitazione del suo aguzzino e inizia un lungo viaggio attraverso la Sierra Leone, la Liberia, il Marocco, la Spagna, finché per mare arriva a Genova.
È il settembre del 2003.
Arriva in treno a Roma e si presenta in questura, per inoltrare una richiesta di protezione internazionale.
Le dicono di passare dopo un mese. Lei si insospettisce.
TEME che, ripresentandosi, la ricaccino in Nigeria, dove subirebbe nuove sevizie.
E allora affronta la clandestinità e, per sopravvivere, si prostituisce.
Poi fa l'ambulante, finché un amico non la mette in contatto con l'avvocato Briganti.
È il 2011 e finalmente Tina presenta presso la Questura di Teramo la sua richiesta d'asilo, ottiene un permesso
di soggiorno provvisorio, e aspetta il verdetto della commissione di Caserta a cui l'Abruzzo fa capo territorialmente, composta da funzionari del ministero dell'interno e rappresentanti dell'Alto Commissariato Onu.
Il responso le viene notificato in questura a Teramo lo scorso 5 settembre.
Niente asilo, perché Tina può chiedere aiuto alle autorità nigeriane.
Ma come è possibile, si chiede il gruppo umanitario EveryOne, se queste autorità hanno lasciato in libertà l'assassino dei suoi genitori, intenzionato a vendicarsi del rifiuto di Tina di concedersi in moglie?
Se non lui in persona, saranno le tribù a vendicarsi di lei.
“Se nel nostro paese la legge è eguale per tutti, le autorità italiane devono riservare a Tina lo stesso trattamento di cui ha goduto Kate –conclude l'avvocato Briganti –Io presenterò il ricorso in appello alla commissione di Napoli e, se serve, andrò avanti fino alla Corte europea.
Ma spero che arrivi, molto prima, un atto di clemenza.
Mi appello alle più alte personalità dello Stato, a cominciare dal presidente Napolitano”.

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