Rende, l’altra faccia del Pd

Pubblicato il da johnny7


«In consiglio comunale un gruppo unico per evitare gli errori fatti alla Regione»

Il capogruppo regionale Principe spiega la ricetta della vittoria: «Alleanze e buona amministrazione»

 

di Adriano Mollo sul quotidiano della Calabria del 20/05/2011

 

RENDE - Clacson dell'auto rotto, telefonino bruciato e cori da stadio finiti anche su internet.

Sandro Principe archivia questa altra vittoria elettorale che, a suo avviso, sul piano politico assume una valenza fuori dai confini rendesi e calabresi.

Un dato per il Pd in controtendenza rispetto alle altre realtà della regione «e in linea con quanto è accaduto a Milano e Torino».

Milano ci dice - osserva - che il «berlusconismo è al tramonto» ed è «scandaloso» cheil Sud e in particolare la Calabria«vanno contro quello che oramai è un fatto ineludibile».

Parliamo dell'area «cenerentola d'Europa, abbandonatissima dal governo nazionale di centrodestra ».

Principe si chiede se questo essere in controtendenza non derivi dalle «ragioni storiche dei nostri ritardi civili, economici e sociali».

Evidenzia «l'assenza del governo» e nonostante ciò il «pellegrinaggio dei ministri» che hanno parlato di sicurezza, di infrastrutture, di sviluppo economico e industriale, «ma il governo non ha fatto nulla».

Cita per tutti il caso del porto di Gioia Tauro «un'eccellenza che è stata abbandonata a se stessa».

«Nonostante questo, mentre il paese comincia a cambiare pagina - osserva - la Calabria si attarda ad essere fedele al Berlusconismo. Ora la circostanza che Rende sia in controtendenza lo fa pensare ad «un'isola nordista nel Sud».

Principe tira fuori i dati: «Reddito medio pro capite pari alle province di Padova e di Verona; un tasso di occupazione al +11%, tasso di disoccupazione al 5,9 con 2000 disoccupati, ma con 6000 occupati cherisiedono in altri comuni».

 Tutto questo «mi porta a pensare che Rende è un enclave del nord nel sud».

Onorevole il Pd a Rende ha deciso di non presentarsi con la coalizione del 2006 e di cambiare il candidato a sindaco dopo il primo mandato. Per molti sembrava un azzardo.

«Se il centrosinistra vuole essere alternativo deve essere unito. Oggi il dibattito nazionale è se il Pd deve guardareal Terzopolo, comepensa Massimo D'Alema o a sinistra.Qui a Rende abbiamo messo il Pd al centro e trovato il giusto equilibrio con un allargamento all'Mpa e con dentro la sinistra tranne quella archeologica.La politica ha dato un grande aiuto, le forze del Pd sono confluite in tre liste e insieme hanno ottenuto la maggioranza assoluta in consiglio comunale, 13 consiglieri, più il sindaco su 24.Ovviamente fare subito un gruppo unico, evitando gli errori fatti a livello regionale.»

Ma è difficile pensare che la vittoria  sia solo il frutto di un'alleanza..

«Certo, arriva anche dalla storia. Qui non è venuto nessun esponente nazionale mentre il centrodestra ha catapultato ministri. Noi non abbiamo fatto una campagna elettorale politica ma abbiamo portato il consuntivo di questi anni. Amministrazione e non politica. Infrastrutture, il “viale Francesco e Carolina Principe” che dimostra come è possibile spendere bene i fondi comunitari in 18 mesi e dopo due anni non c'è una buca. Poi il “Parco Rossini” con il nuovo municipio con al fianco la cattedrale. Abbiamo parlato dei parchi fluviali.Del nuovo parco Robinson, dell'Università, dell'area industriale».

Sui media nazionali si parla del “modello Calabria o Reggio” nel Pdl, lei invece del “modello Rende” per il centrosinistra…  

«Il discorso dei “modelli” non mi è mai piaciuto. Se penso a Reggio penso a Falcomatà e al segno positivo che ha lasciato sulla città. La storia della giunta Scopelliti ancora deve essere scritta. Rende, senza la pretesa di essere un “modello”, ha dimostrato che in Calabria si possono fare grandi cose. Tenga presente che Rende ha un bilancio rapportato a 35.000 abitanti ma eroga servizi a circa 100 mila utenti».

Lei ha proposto  in campagna elettorale l'unione con il comuni, apartire da Cosenza,per gestire i servizi.

«Credo che spazzare la città e raccogliere i rifiuti un bravo sindaco lo fa senza problemi, il nodo èl o smaltimento ed è impensabile che ogni comune possa fare da solo. Ci vogliono gli impianti. Stesso discorso sui trasporti, ci vuole un piano di bacino con un unico gestore selezionato con una gara europea».

Come costruire  questa unione?

«Vogliamo un fidanzamento lungo prima del matrimonio. La storia delle coppie ci dice che i fidanzamenti lunghi danno vita a matrimoni riusciti».

Onorevole parliamo delle difficoltà del Pd un po' ovunque, a Cosenza è quasi sparito.

«C'è stato un travaglio, parliamo chiaro, usciamo dalla tragedia regionale e non ci siamo ancora ripresi. Parlare a destra di “modello Calabria” ha unvantaggioperché ha un leader riconosciuto. Vedo che Scopelliti comanda i consiglieri regionali con gli occhi. Il centrosinistra non ha mai avuto questo vantaggio. Anche quando eravamo coalizione di governo, dopo il primo anno di luna di miele,sono cominciate le divisioni, con Loiero che ha fatto la sua parte con il Pdm. Negli ultimi quattro anni non c'è stata pace e abbiamo pagato un prezzo enorme, pur avendo fatto bene in tanti campi, tranne nella sanità come è noto. E tutto questo la gente non ce l'ha riconosciuto. Le divisioni sono aumentate con la sconfitta regionale e il commissariamento che non ha aiutato il partito. Cosenza è vittima di questo stato di cose. E' noto che il Pd nazionale che ha puntato su Perugini e una parte del partito importanto è andato su Paolini in modo non lineare. E il risultato è sotto gli occhi di tutti».

Nella fase della costruzione  dalla coalizione a Rende, lei ad un certo punto ha dato l'impressione di sganciarsi dalle diatribe e dai riti del Pd provinciale.  

 «Ho visto che non c'era una linearità di comportamenti, passavano i giorni e le settimane e non si costruivano le coalizioni. Poi la discussione sulle primarie, a quel punto mi sono messo a lavorare per costruire una coalizione con un percorso lineare e corretto».

Oggi il dato che emerge è la sconfittaelettorale diAdamo,Bova e Loiero. Ora dovete costruire una nuova leadership con un Pd commissariato e a pezzi. Come se ne esce?

«L'esperienza del commissariamento ci dice che quella non è la strada per risolvere i problemi. La classe dirigente che è rimasta nel Pd deveritrovare ilsenso diresponsabilità »

In che modo?

«Sedersi intorno ad un tavolo e discutere e trovare una convergenza la più larga possibile su una proposta per guidare questa fase. Tutto con un preciso mandato che è quello di rinnovare il gruppo dirigente».

Come si selezionala classe dirigente?

«Cercando nei territori forze giovani, uomini e donne che vogliono impegnarsi. Spesso si guarda ai grandi centri, ma in Calabria ci sono bravi amministratori in molti piccoli comuni dove sta emergendo una classe dirigente di giovani sindaci su cui il partito deve necessariamente puntare. Questo è lo sforzo che noi dobbiamo fare. Certo, se come commissario fosse venuto un grande leader le cose potevano essere diverse, manessun commissario può risolvere i problemi del Pd senza una presa di coscienza del gruppo dirigente regionale».

Ma per Musi non è stato  semplice...  

«Ha avuto duedifficoltà: la prima deriva propria dalla mancata presa di coscienza del gruppo dirigente di aiutare il commissario ad uscirne e poi ha avuto dei mandati sbagliati». A cosa si riferisce? «Alle scelte che ha fatto un modo unilaterale, evidentemente determinate da qualche tavolo burocratico romano. Ora io vorrei modificare la tendenza invitando il gruppo dirigente, consapevole di aver avuto tanto da questo partito, a compiere uno scatto di responsabilità scegliendo una linea di rinnovamento e proporla a Roma».

Il senatore Musi ha detto di ripartire da Scalzo a Catanzaro e Canale a Reggio, personalità che non sono cresciute nel partito. Lei dice di “pescare”tra i migliori amministratori locali. Due modelli diversi, il primo per cooptazione, il secondoattraverso unaselezione dal basso. Si possono coniugare questi due percorsi?

«Bisogna partire dal merito. Se si ha una risorsa valida, anche senon ha fatto vita di partito, perché non utilizzarla? Si deve fare l'una e l'altra. Una volta nei partiti c'erano le sezioni, si facevano dibattiti e si selezionavano i migliori. Oggi quella dei Comuni è una palestra che ti consente di selezionare dirigenti, ma non l'unica. Ci sono università, mondo delle professioni, le fabbriche ».

Lei come vede il “fenomeno Scalzo”?

«Al di là dei meriti della persona, c'è il segnale di rigetto di tutta una classe dirigente catanzarese. Un segnale che dice che si deve cambiare registro».

Onorevole, il risultato di Milano, Torino, così come è avvenuto in Puglia per ben due volte con Vendola, sono il frutto di uno strumento come le primarie che in Calabria è stato screditato. Eppure nel caso di Cosenza poteva essere una soluzione.

«Non c'è dubbio, l'esperienza delle primarie regionali non ha aiutato all'utilizzo di questo strumento in Calabria. Le primarie sono utili soprattutto se di coalizione. A Milano la Moratti ha sbagliato assai, volgarizzando le esperienze giovanili di Pisapia, dimenticando che è figlio dell'alta borghesia milanese. Sfugge ai più che il padre di Pisapia è stato uno dei padri del codice di procedura penale insieme a Vassallo».

Nel corso della campagna elettoralein unainiziativa aCosenza con il segretario nazionale del Psi Nencini lei ha rivendicato le radici socialiste. Rammarico per la scomparsa dal consiglio comunale di Cosenza del Psi?

«Mi definisco un socialista del Pd e ho sempre visto nel Pd, ma nei fatti ancora non lo è diventato, quello che avrebbe potuto essere il partito socialista e non lo è stato, cioè un grande partito riformista con una cultura di governo. I partiti della Socialdemocrazia sono questi in tutta Europa, ci sono delle fasi in cui vincono i conservatori, ma poi subito prendono vigore. La socialdemocrazia non muore mai. Io continuo ad esprimere una critica feroce ad Enrico Boselli che ha snaturato la missione dello Sdi decisa dal congresso di Genova nel 2002 che, ricordo, prevedeva la casa dei riformisti. Linea mantenuta fino al 2004 con le candidature di Ds, Dl più Sdi. Poi nel 2006, quando fu cambiata la legge elettorale si alleò con i Radicali. Io sono rimasto al 2002, alla “casa dei riformisti”e l'ho ricordato a Nencini quando è venuto a Cosenza. Mi auguro che ancora questo possa avvenire»

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