I democrat in stallo Roma sotto accusa
Di Roberto Saporito su Calabria Ora del 11/09/2011
ACRI (CS)
Il tema del dibattito era su “Questione meridionale e prospettive per la Calabria” ma è bastato poco perché la discussione si spostasse interamente sullo stato di salute del Pd.
Solo il tempo che Sandro Principe, Mario Franchino ed Enza Bruno Bossio elogiassero i dirigenti locali per aver organizzato la Festa Democratica, una delle sei in tutta la provincia cosentina, e poi gli interventi dei tre autorevoli esponenti democratici si sono soffermati a lungo su passato, presente e futuro del Pd.
Dichiarazioni al vetriolo, molta autocritica, accuse a Roma.
In platea molti dirigenti del Pd non condividono i messaggi pessimistici che partono dal palco e storcono il naso.
Dice Franchino: «Vorremmo sapere quando finisce il commissariamento anche perché l’azione di Musi, anche in questo momento è inefficace. Ha prodotto ferite profonde in passato, con la sconfitta elettorale di Cosenza, ed ora non
riesce a dare le linee guida per i congressi». È un fiume in piena, Franchino, che aggiunge: «Quanto detto da Migliavacca qualche mese fa non è stato attuato, siamo allo sbando, aspettiamo che Musi ci dica che vuole andare via perché in Calabria devono svolgersi i congressi».
La Bossio ascolta, Principe non è soddisfatto.
Dice la prima: «La presenza di Musi è stata dovuta alla nostra incapacità ma da un anno e mezzo a questa parte non siamo riusciti a organizzarci e dal 19 luglio, ovvero dall’ultima riunione fatta a Lamezia, nulla è cambiato».
Quindi un messaggio per Roma: «Mi auguro che si facciano subito i congressi ma che, soprattutto, si faccia chiarezza
sulle candidature alle politiche perché non vogliamo un’altra Mazzuconi» (senatrice lombarda eletta in Calabria, ndr).
In chiusura Principe apparso più cauto: «Il Pd ha bisogno di organismi e di una struttura anche per veicolare la nostra azione in consiglio regionale altrimenti rinchiusa nelle stanze di Palazzo Campanella, per fare ciò è importante la scelta della classe dirigente.
Il Pd deve capire che è un partito nazionale e come tale deve assumersi la responsabilità di affrontare la questione meridionale.
Ciò è difficile se nel partito non ci sono leader che facciano sentire la propria voce nelle sedi opportune».
Infine la situazione locale: «Musi? Bisognerebbe comprendere quale è la sua missione, quale la strategia portata avanti. Non vorrei che qualcuno stia lavorando perché i congressi non si svolgano».
Attoniti e frastornati, dirigenti e simpatizzanti applaudono timidamente.
ROBERTO SAPORITO