«Una grande città, capace di fare da traino alla Calabria» 31/10/2010
Intervista di Massimo Clausi a Sandro Principe sul quotidiano della Calabria del 31/10/2010
Il personaggio è spigoloso, come tutti quelli dotati di carattere.
Ma anche i suoi più acerrimi nemici non possono negare che Sandro Principe è uno dei pochi politici che riesca a coniugare visioni e capacità realizzative.
Quando divenne sindaco per la prima volta erano gli anni ‘80.
Ereditò dal padre Francesco suo predecessore in Comune, una città pensata come zona di transito e passaggio.
L’urbanista Malara aveva disegnato una città bella, con il verde che circondava ogni palazzo, ma priva di vita.
In trent’anni Rende è divenuta una città moderna, con piazze e luoghi di aggregazione, tre musei, una stagione teatrale, grandi zone di verde attrezzato.
Principe, nonostante i trent’anni di carriera politica, non ha smesso di sognare.
La sua nuova visione è contribuire a creare una città in grado di fare da traino per lo sviluppo di tutta la Calabria.
«Il nostro Sud - dice Principe - continua ad essere penalizzato dalle negatività che rimbalzano continuamente dai media nazionali».
E noi cosa possiamo farci?
«Molto, per esempio evitare gli stessi errori. Le faccio un esempio. C’è uno strano approccio verso Rende. Nessuno vuole sottolineare perfezioni, ma guardando al panorama di crescita delle città, non solo meridionali, Rende rappresenta un caso da approfondire. Invece la classe dirigente e i mass media calabresi preferiscono più trovare il punto debole che prendere in considerazione un dato storico. Non c'è in Italia un esempio di un territorio che in 35 anni da borgo sperduto su una collina si è trasformata in una città che avrà i suoi difetti, ma anche moltissimi pregi quali una infrastrutturazione di alto livello che vede nel viale Parco la ciliegina sulla torta.
Rende è cresciuta, ma si circola tranquillamente, ci sono i parcheggi, c'è verde organizzato che è destinato a crescere. Sto parlando di opere che riguardano tutta l'area urbana. Sto parlando di una città che è riuscita ad ospitare una delle più grandi università del Meridione. Vorrei sottolineare un altro punto: a Rende il numero degli abitanti (36.000) coincide con il numero degli studenti. Questo è un dato unico. Anche nelle piccole città universitarie gli studenti sono sempre una quota.
In questi anni ci si è sforzati di dare una serie di servizi che hanno reso possibile tutto questo. Allora come mai la stessa stampa si pone verso questa realtà quasi sempre in modo critico?».
Rende fa paura?
«Questo non credo. So per certo, però, che attraverso l'uso delle negatività il Sud continua ad essere penalizzato. Poi c'è un problema interno. C’è una certa classe dirigente restia a sottolineare le positività perché dimostrano che buona amministrazione anche nel Sud si può fare».
Però è oggettivo che la nostra classe dirigente non brilli ......
«Quando si parla dei fondi strutturali europei utilizzati malesi fanno sempre vedere opere fatiscenti, abbandonate, in cui si sottolinea l'inutilità della spesa. Rende in18 mesi con quei fondi ha realizzato il viale parco. Quando sono diventato sindaco per la prima volta nel 1986 ho trovato un comune ben gestito da mio padre, però non ho trovato una città. C’era la Legnochimica e due o tre cantieri di laterizi. Noi abbiamo creato un'area industriale che oggi ha più aziende dell'intera Asi cosentina.
Siamo riusciti a mettere in contatto gli imprenditori con l'università. Ci sono aziende di grande livello nella ricerca che non pubblicizzano le loro scoperte per difendersi
dallo spionaggio industriale. In questi anni anche con Umberto Bernaudo si è realizzato il viale parco. Fra poco si aprirà il nuovo municipio, l'area della chiesa è diventata un fulcro dell'area urbana, stiamo andando avanti con la metropolitana, abbiamo realizzato scuole di grande pregio ecc. Non voglio andare avanti, basterebbero queste cose affinchè un'amministrazione porti agli elettori un consuntivo di grande pregio. L'attività culturale della città è cresciuta molto, il museo del presente è diventato un punto di riferimento della vita culturale dell'area urbana. Penso che queste siano cose positive».
E al di là di Rende?
«Penso che Montalto e Castrolibero siano importantissime per costruire l'area urbana. Castrolibero come zona residenziale di qualità, Montalto con la sua vocazione
ad accogliere insediamenti produttivi importanti. Se completiamo questo processo la nostra area urbana può diventare di primissimo livello nel panorama meridionale. Se guardiamo da Napoli a Catania non ci sono grandi città. La Calabria continua ad essere una terra di passaggio. Quando vado al Nord nessuno mi prende per calabrese, ma per siciliano o napoletano. E' una sorta di retaggio di epoca borbonica quando c'erano due capitali Napoli e Palermo e questa era terra o di briganti o di
passaggio o di studio antropologico della nobiltà europea. Fra Napoli e Catania penso che Cosenza può essere un'area di grande importanza. Allora questa fase noi dobbiamo viverla, iniziando a risolvere i problemi di servizi comuni».
Che sono tanti. Partiamo dai rifiuti?
«Nessuno riflette che qui corriamo il rischio di diventare una seconda Napoli. Esaurite le discariche l'area del cosentino è la meno attrezzata di impiantistica. Non voglio fare il tecnico però che i comuni si siano reimpossessati di spazzamento e raccolta non è negativo, perché c'è l'occhio del sindaco che è vicino. Ma una volta raccolti dove li portiamo questi rifiuti? A Gioia Tauro, magari, aggravando le tasse ai cittadini».
Questo sembra un problema senza soluzione....
«È arrivato il momento di costruire l'impiantistica per la raccolta. Se parli di termovalorizzatore c'è chi storce il naso. Io non so quale sia l'impianto migliore. Quando vado a Brescia vedo un impianto moderno e bello esteticamente che fornisce energia alla città. Magari questa tecnologia sarà anche superata, non lo so. Quello
che so è che arrivato il momento di costruire un impianto adeguato».
Ogni volta che se ne parla le popolazioni insorgono....
«Bè, un dato dobbiamo dirlo. Il settore è commissariato da dodici anni. Ma la Calabria non può essere la terra dei commissari; di questa problematica si devono impossessare le istituzioni».
Altro nodo irrisolto è quello dei trasporti...
«Il discorso è identico. Sui trasporti è arrivato il momento che finalmente la Provincia abbia competenze complete. E’ stato fatto il piano di bacino, si appalti il piano di bacino con una gara europea in modo che avremo un sistema di trasporti completo. E' arrivata la fase storica dell'area urbana con una programmazione comune, ritengo che c'è un grande avvenire. Naturalmente ci sarà una fase intermedia tipo l'unione dei comuni. Spero che la prossima consiliatura affronti questa fase intermedia dopodiché si può avanzare verso forme più spinte di aggregazione».
Tornando ai trasporti, c’è la lobby dei privati che frena soluzioni alternative.....
«Maquella la risolvi solo se si attua completamente la legge. La provincia o pezzi di essa rappresentano un bacino. Il piano dice le corse, la frequenza, le aree da coprire, anche le più periferiche. Nel momento in cui entra in funzione il bacino e si fa la gara, decadono tutte le concessioni. Durando questa fase intermedia
per l'eternità è chiaro che chi ha una posizione se la difende e non ci trovo nulla di male».
Invece sulla metropolitana a che punto siamo?
«La fase della fattibilità, progettazione e finanziamento era conclusa; si poteva passare all'appalto. Dei 130 milioni stanziati dalla giunta Loiero una parte erano ricompresi nei fondi Fas. Il problema è che Tremonti non si capisce come vuole utilizzare questi fondi e questo frena tutto».
Lei ha parlato molto dello sviluppo di Rende. Oggi la città ha uno dei redditi pro capite più alti in Calabria,ha una stagione teatrale che conta 15.000 spettatori, nonostante l’espansione non è caotica. Ma tutto questo sviluppo non è negativo per l’area urbana? Non è che Cosenza si è sentita esautorata di alcuni ruoli?
«Non la penso così. Complessivamente credo che abbiamo messo in piedi i presupposti per una città che può primeggiare in Calabria e non solo. L'aggregato è un dato positivo. Anche la stagione teatrale dimostra che c'era una domanda che il solo Rendano non riusciva a soddisfare. Il centro storico di Rende, a parte la frana che è un fatto eccezionale che l'amministrazione sta risolvendo nei tempi tecnici necessari, ha avuto investimenti considerevoli le scale mobili, i due musei, un albergo di cui non riusciamo a trovare il gestore. Rende allora deve ancora fare molto. Cosenza ha altri problemi di risanare il suo centro storico e renderlo un ricamo come merita».
Quale sfida resta su Rende?
«La visione che ho sul futuro è che Rende deve diventare una componente di un discorso più ampio. Poi sul piano urbano si realizzerà il Pau di Santa Chiara che si potrebbe prestare a osservazioni critiche, invece ci darà dei quartieri bellissimi. Poi si deve realizzare il parco urbano, completare il viale parco e fare una battaglia con Cosenza per lo svincolo di Settimo. In quel luogo abbiamo portato il viale parco, il capolinea nord della metro, tutta la viabilità dell'area industriale. Oggi Quattromiglia è invasa dai camion. Con lo svincolo tutto il traffico pesante va direttamente nell'area industriale. Nel momento in cui queste cose saranno fatte l'area urbana si compirà da sé. La visione allora è questa città del nord della Calabria che si mette alla testa e trascina la regione verso un momento di crescita».
La crescita è più facile a dirsi che a farsi
«La Calabria non può rinunciare ad un avvenire produttivo e per riuscirci servono investimenti in ricerca e innovazione. Intesi non solo come produzione industriale ma turismo, agricoltura e cultura».
Il progetto subisce rallentamenti dalla fase di congiuntura negativa che attraversiamo....
«Come Italia siamo in ritardo. Ci sono studi che dicono che la prima causa della stasi del Paese è proprio nel mancato decollo del Sud. L'Italia può tornare ad essere
Competitiva se riparte il Sud. In questo disegno l'innovazione e l'università è centrale. Certo l’attuale situazione dell'università non ci aiuta. Ma non dimentichiamo che fino al 2013 abbiamo i fondi strutturali europei. Da ex assessore regionale ricordo che nei fondi Por 2007/2013 ci sono filiere di intervento nel settore dell'università
che sono potentissimi».
Come lo immagina il suo futuro politico? Vorrebbe rifare il sindaco a Rende?
«A me l'attività amministrativa è sempre piaciuta. Sono amareggiato per qualche paragone stupido e ingeneroso verso il passato, aggiungo che su questo terreno ho pagato prezzi enormi, ci stavo lasciando la pelle non merito certi attacchi. Penso però che sarebbe sbagliato un mio ruolo diretto. Non mi tirerò indietro nel far emergere un nuova classe dirigente. Quando si ha un impegno in prima persona non hai il tempo di pensare alle classi dirigenti del futuro perché metti passione e impegno nella produzione amministrativa. Ma poi ti manca il tempo per fare due cose: programmare il futuro e legare questo futuro a persone nuove. Oggi alla Rende del futuro chi ci pensa? Senza partiti i giovani non hanno palestra. Io mi vorrei dedicare più a questo. Sarebbe un contributo che potrebbe lasciare maggiori tracce nel lungo periodo. Che non si fermi a Rende ma a tutto il territorio perché credo nell'importanza dell'area urbana.
