Le province cambiano nome Il deficit zero è un miraggio

Pubblicato il da Johnny7

DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI FUORI ANCHE IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI

Di Stefano Feltri da  il fatto quotidiano del 9/9/2011

 

La vera notizia è che tra i disegni di legge costituzionali varati ieri dal Consiglio dei ministri non c’è quello sul dimezzamento del numero dei parlamentari.
Era l’ultima occasione per salvare almeno l’immagine, dopo averlo più volte annunciato nei vari passaggi della manovra e sempre smentito.
Niente da fare.
DAL CONSIGLIO dei ministri mattutino, ieri, escono soltanto due disegni di legge costituzionali: quello sul pareggio di
bilancio inserito nella Costituzione e quello sull’a bolizione delle province.
Postilla d’obbligo: i tempi per queste riforme, ammesso che il Parlamento le approvi mai, sono lunghissimi.
Serve la maggioranza qualificata (i due terzi) sia alla Camera che al Senato, in caso contrario si va a un referendum senza quorum, come quello del 2006 in cui la cosiddetta devolution della Lega e la riforma presidenziale vennero bocciate con ampio margine dagli elettori.
Il pareggio di bilancio “non sarà solo un criterio contabile”, assicura il ministro dell’Economia Giulio Tremonti.
Parole criptiche, che significano però una sola cosa: non ci saranno automatismi, anche il pareggio di bilancio (cioè la garanzia che il deficit sarà zero) avrà le sue flessibilità.
In teoria l’articolo 81 già ora avrebbe dovuto agire come freno agli eccessi: “Ogni altra legge che importi nuove o
maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte”.
Ma i “mezzi” sono stati troppo spesso i Bot e i Btp, con il risultato che il debito pubblico è arrivato a 1.900 miliardi, perché la Costituzione fissava solo un criterio ex antesenza verifiche e sanzioni o correzioni automatiche
ex post.
Ora si vogliono introdurre, con una modifica dell’articolo 53, “le verifiche a consuntivo e le eventuali misure di correzione, in base ai principi e ai criteri stabiliti con legge, approvata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna delle Camere”.
Mentre gli enti locali – Comuni, Regioni e Province (sempre che non scompaiano) si possono indebitare solo per fare investimenti, e non perché finiscono i soldi in cassa.
ORA LO SCOPO è soprattutto di dare un segnale ai mercati finanziari, un po’frastornati dai quattro-cinque tentativi dell’Italia di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013 con la manovra estiva forse arrivata alla sua versione finale. Per ora, però, siamo agli annunci.

Ci vorranno molti mesi per concludere, ammesso che ci si riesca, il percorso iniziato ieri.

La Spagna ci ha messo solo due settimane per approvare il pareggio di bilancio costituzionale, modificando per la prima volta dal 1978 la Costituzione.

Gli indignados – e non solo – temono che questo vincolo impedisca di fare politiche di deficit spendingin tempi di recessione, cioè di usare la spesa pubblica per far ripartire la crescita.

Un problema che Tremonti considera risolto modificando l’articolo 81 vietando il ricorso al debito “se non nelle fasi avverse del ciclo economico nei limiti degli effetti da esso determinati, o per uno stato di necessità che non può essere sostenuto con le ordinarie decisioni di bilancio”.
In caso di emergenza, le Camere, a maggioranza assoluta, possono decretare lo stato di necessità.
PER QUANTO riguarda le Province ci sono ancora meno certezze.
La misura è in apparenza drastica: dal Titolo quinto della Costituzione, la parte sugli enti locali, scomparirà la parola “Province”.
Restano Comuni, Regioni e Città metropolitane (tipo quella di Milano).
Semplice, no? Quasi.
Intanto, ammesso che la modifica passi, scatterà solo a fine mandato, consiglieri e presidenti di Provincia non saranno destituiti.

E al posto delle Province nasceranno delle “unioni di Comuni” per le “funzioni di area vasta”.
Delle Province, insomma, con le stesse funzioni ma senza elezioni.
E i dipendenti non si possono licenziare: “Andranno ai Comuni o alle Regioni, dove il costo del lavoro è il 25 per cento in più. Il contratto degli enti locali rispetto a quello regionale è meno vantaggioso”, spiega il presidente dell’Upi, l’unione

delle Province, Giuseppe Castiglione.

Che per chiosare la rivoluzione annunciata ieri dal governo propone: “Regalerò a tutti i ministri una copia del Gattopardo.
In edizione economica perché noi delle Province siamo i primi a voler risparmiare”.
Tutto deve cambiare perché niente cambi.
Dietro lacortina fumogena delle riforme costituzionali c’è sempre la manovra da quasi 60 miliardi in tre anni.
Lunedì arriverà alla Camera, anche lì ci sarà il voto di fiducia a blindarla.
Il presidente della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet, ieri, ha dato una prudente approvazione dell’ultima versione: “Dopo alcune esitazioni, alcune complessità, alla fine si è visto qualcosa che va nella direzione dell’impegno iniziale”.
Poi ha precisato che Francoforte non ha imposto nulla all’Italia: “Solo messaggi”.

Come dire: noi abbiamo dato indicazioni, ma quello che ha fatto il governo è solo responsabilità sua.

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