Il termovalorizzatore Secondo Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella

Pubblicato il da Johnny7

Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo già autori del libro "la casta" che ha svelato agli italiani le spese pazze e gli sprechi della politica, nel loro secondo libro "La deriva perché l'Italia rischia il naufragio" spiegano tra le altre cose, sfatando anche dei miti, l'utilità in alcuni casi dei termovalorizzatori, infatti Stella e Rizzo nel sopracitato libro spiegano che:
In un mondo perfetto la soluzione del problema dei rifiuti sarebbe produrne molti di meno e riciclarli al 100%.
Ma siccome il mondo perfetto non è, c'è chi laicamente ne ha preso atto (di mettere termovalorizzatori).
La Danimarca, dalle fiere tradizioni ambientaliste, produ­ce bruciando spazzatura dieci volte più energia elettrica di noi.
Eppure è il primo Paese ad aver raggiunto gli obiettivi fissati dalla direttiva europea sui rifiuti, vietando fin dal 2004 di por­tare in discarica tutti quelli «ammissibili all'incenerimento».
In Svizzera, altro Paese così attento alla tutela della natura e allo smog da costruire il super tunnel Bodio-Erstfeld di cui abbia­mo parlato, l'ospedale di Berna utilizza acqua calda prodotta dall'inceneritore a 300 metri di distanza.
In Svezia, nazione probabilmente ancora più ambientalista della Svizzera, l'ince­neritore di Goteborg è all'interno della città universitaria, che riscalda e illumina in piena autonomia.
Non che Cose simili non possano accadere anche in Italia. Capita a Padova, dove da anni due impianti economicamente in attivo smaltiscono i rifiuti (per la metà differenziati) di 450.000 abitanti e dove, senza una manifestazione di protesta, è stata decisa la costruzione di un terzo inceneritore di ultima generazione per fornire acqua calda e triplicare la produzione di energia elettrica fino a 90 gigawatt bruciando tutto il pattu­me bruciabile a meno di un chilometro (un chilometro!) da piazza del Santo.
Capita a Brescia, dove interi quartieri sono riscaldati da molto tempo da un termovalorizzatore costruito lungo l'auto­strada con tanta attenzione all'impatto ecologico che perfino la ciminiera è stata dipinta in azzurro cielo.
 Capita a Venezia, do­ve la spazzatura della città serenissima, visitata in media da 55.000 turisti al giorno (con punte di 150.000) ai quali è prati­camente impossibile imporre la raccolta differenziata, viene smaltita dal più grande impianto europeo di Cdr (Combustibi­le derivato dai rifiuti) che manda in discarica solo il 6% di quel­lo che arriva coi camion e le chiatte e fornisce all'Enei pattume compattato in «brichette» simili a corti bastoncini, bruciate al posto del carbone per produrre energia. 
Fatti i conti, spiega l'ingegner Gianni Teardo sventolando i confortanti rapporti quotidiani sulle analisi dell'aria, quel ca­mino che smaltisce ciò che resta dei rifiuti di 300.000 abitanti butta nell'aria ogni ora circa 60.000 milligrammi di polveri.
Pa­ri a quanti ne escono, stando alle tabelle Ue, dai tubi di scappa­mento di 15 automobili di tipo Eur02. 
Per non dire di quelle più vecchie, che inquinano infinita­mente di più.
E sapete quante ce ne sono, in Campania, di auto così o peggio di così? Oltre 2 milioni e 200.000. Pari a 44.000 inceneritori come quello di Marghera. Eppure in Campania non sono bastati quattordici anni, a fate l'impianto di Acerra.
Contro il quale si ritrovarono a marciare no-global e nazional­alleati, galantuomini e camorristi, preti e mangiapreti e in testa a tutti stavano il sindaco rifondarolo Espedito Matletta e il ve­scovo Giovanni Rinaldi.



Per ora una delle poche alternative alla termovalorizzazione sarebbe quella di usare un gassificatore presente in molte zone d'Italia (almeno 13) per lo più ancora non ufficialmente operativi, non me ne vogliano gli ecologisti, ma in un momento come questo ritengo che, sia un ottima idea quella di fare la raccolta differenziata a Rende e a Cosenza, e anche l'idea, di costruire un termovalorizzatore, intanto che arrivi un gassificatore per elimininare i rifiuti che non possono essere reciclati ed evitare che gli stessi vengano conferiti in discariche oramai alla frutta.
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