Il dubbio di Principe: chi non vuole la metro?
L’analisi del capogruppo regionale Pd sul progetto
Intervista di Saverio Paletta a Sandro Principe su Calabria ora del 26/8/2011
«Mi sorge un dubbio: qualcuno non vuole la Metropolitana?”
Sulla metropolitana leggera se ne sentono tante. Dopo la corsa ad attribuirsi meriti e paternità è venuto il momento dei critici e dei “miglioristi”. Cioè di coloro che, più o meno motivatamente (e più o meno in buona fede) tentano di dire qualcosa. Chi per criticare o modificare il progetto, chi, invece, per negarne, a macchine avviate, ogni validità. Poi c’è chi, invece, saluta il prossimo avvio dei lavori con un: “era ora!”. Soprattutto, chi è stato tra gli artefici dell’iniziativa della metropolitana e l’ha sostenuta sin dai primi anni ’80. L’importante è che si parta con l’inizio dei lavori e che si realizzi l’opera.
«Il resto - dice Sandro Principe, che dopo quasi due settimane di polemiche ha accettato di intervenire – mi auguro siano solo iniziative per testimoniare una presenza».
Che cosa intende?
Per un trentennio la metropolitana leggera è stato l’oggetto del desiderio della stragrande maggioranza delle forze politiche e sociali. Proprio adesso che i lavori stanno per partire si fa la fila per criticare? Ma a che serve, mi chiedo?
Dall’idea della metropolitana leggera alla sua realizzazione. La storia è più complessa di quanto non sembri.
E’ una storia piuttosto lunga. E forse per le grandi opere, specie per quelle meridionali, è inevitabile che sia così.
Ma com’è iniziata?
Erano i primi anni ’80. All’epoca ero sindaco di Rende e proposi l’idea di un sistema di trasporto su ferro che collegasse Cosenza e Rende, d’intesa con le Ferrovie calabro-lucane, che redassero anche il progetto e che aspiravano a gestire il servizio. Ma Cosenza non fu d’accordo.
Non si accettò per campanilismo o cosa?
Gli amministratori di Cosenza temevano di essere costretti a mantenere il vecchio rilevato ferroviario che era in via di dismissione. Perciò non se ne fece niente, sebbene io avessi proposto l’idea a Signorile, che era ministro dei Trasporti e che si dimostrò propenso a finanziarla. Ritengo che sia stato un errore non approfondire la problematica poiché la metropolitana si sarebbe potuta realizzare a raso oppure in sopraelevata.
Poi, per un bel po’ di tempo, silenzio assoluto o quasi.
L’idea fu ripresa a fine anni ’90. Ricordo che le Ferrovie dello Stato avevano ottenuto un finanziamento di 15 miliardi di lire dalla Regione per realizzare un collegamento tra Piazza Matteotti ed Arcavacata attraverso Vaglio Lise. Stavolta fu Rende a rifiutare.
Perché?
Per il semplice motivo che questo collegamento avrebbe bypassato sia il centro di Cosenza che quello di Rende, avrebbe avuto una scarsa utenza e si sarebbe dimostrato poco utile agli abitanti delle due città. Perché sprecare tanti soldi per un’opera inutile quando era stato bocciato il precedente progetto che, invece, aveva un senso ben preciso?
Quale?
Integrare il sistema dei trasporti regionali con l’area urbana. L’idea, nei primi anni ’80, era la seguente: realizzare a Montalto la vera stazione ferroviaria dell’Area Urbana da collegare, con un sistema metropolitano, a Rende ed a Cosenza. In tal modo, inoltre, l’intera area urbana sarebbe stata messa in sinergia con il corridoio tirrenico, da
Paola e con il corridoio jonico, da Sibari.
Torniamo al no di Rende.
Fu un no costruttivo. Capimmo che nel nuovo scenario politico si poteva rilanciare l’idea, davvero innovativa,
della metropolitana. Contattammo l’onorevole Giacomo Mancini insieme al professor Giannattasio. Ne scaturì la decisione di far redigere uno studio di fattibilità dell’opera. I consigli comunali di Cosenza e Rende approvarono, successivamente, lo studio e l’allegato tracciato nello stesso giorno. Ma questa è storia nota.
Il fatto in sé è noto. Il modo in cui si è sviluppato un po’ meno.
Ci furono punti di vista divergenti sul tracciato. Rende si batté affinchè la metropolitana attraversasse il centro della città e scelse come tracciato, sul suo territorio, la ex ss 19, in direzione Nord verso l’Unical e la ex ss 19 bis, in direzione sud verso Cosenza
E Mancini non era d’accordo.
Mancini, invece, per Cosenza fece una scelta diversa. Giacomo scelse di far correre la Metropolitana sul Viale Parco. Noi di Rende non condividemmo questa impostazione epperò, ne prendemmo atto per due motivi: innanzitutto, per rispetto istituzionale, poiché Mancini era il sindaco della città capoluogo ed aveva, quindi, il diritto-dovere di dire la parola finale sul tracciato ricadente nel territorio di Cosenza; poi per rispetto ad una visione riformista che guardava lontano. Giacomo, infatti, voleva che la metropolitana passasse per il viale Parco allo scopo di integrare i quartieri popolari con il resto del territorio cittadino e, quindi, dell’area urbana. Per Mancini la metropolitana leggera doveva
rappresentare un ulteriore strumento di sintesi urbana. A Rende, invece, i quartieri di edilizia popolare sono sorti nel cuore della città, per cui questo problema non si poneva. Certo, l’idea di Mancini, che io rispetto, ha un grande valore sociale nel mediolungo periodo, ma a livello economico, nel breve periodo, ha un punto debole rappresentato dal rischio di raccogliere un numero minore di utenti.
Dopo la storia dell’approvazione c’è quella dei ritardi.
Portammo lo studio di fattibilità in Regione. Aurelio Misiti, che era l’assessore competente, finanziò il progetto, che doveva basarsi (e si basò) sul tracciato indicato dallo studio di fattibilità.
La Regione espletò la gara e fu individuato il vincitore della stessa, ma non si procedette all’affidamento sino al 2008. Redatto ed approvato il progetto, la giunta Loiero finanziò l’opera, in parte con i fondi Fers ed in parte con i fondi Fas. Scopelliti ha sostituito i Fas “scippati” da Tremonti con altri fondi Fers. Ora si è pronti per espletare la gara d’appalto.
E, come ogni qualvolta si tenta di fare qualcosa, arrivano le critiche.
Occorre capire le ragioni di queste critiche: se esse sono costruttive oppure se mirano a far fallire l’iniziativa. Comunque, esaminiamo queste critiche che, mi pare, sono di natura tecnica ed economica.
Partiamo dal punto di vista tecnico.
Sostenere che questo progetto a livello tecnico non vada bene è un’aberrazione.
A che si riferisce?
All’ostinazione, dimostrata da alcuni, di preferire ancora il trasporto su gomma. La gran parte delle città d’Europa, le grandi come le più piccole, preferiscono il trasporto metropolitano su ferro, che struttura meglio il territorio urbanisticamente e che è la modalità più conveniente dal punto di vista economico, anche perché ha tempi di deterioramento del materiale rotabile molto più lunghi di quelli che avrebbe una “flotta” di autobus.
E dal punto di vista economico, cosa risponde a chi sostiene che la metropolitana leggera non sarebbe conveniente?
Non rispondo io ma i numeri contenuti nella relazione tecnica, allegata al progetto, e richiamati dai critici. La potenziale utenza giornaliera della metropolitana leggera è di 40 mila viaggiatori al giorno. Il che vuol dire oltre un milione di utenti al mese. Ora, se si considera che i costi di gestione previsti ammontano a 3 milioni di euro all’anno, se ne deduce
che basterebbe un biglietto di 30 centesimi circa per pareggiare i conti. Ma c’è di più: i 40 mila utenti sono calcolati tra i cittadini dell’area urbana. In un sistema provinciale integrato di trasporti sarebbero molti di più.
Su che basi si realizzerebbe questo sistema?
Utilizzo un’espressione di Mario Occhiuto, che parla sempre di porte” d’ingresso alla città. Si potrebbero realizzare due porte d’accesso per gli autobus della provincia. Una a nord, nei pressi di Montalto, l’altra a sud, a Cosenza. Alle due porte dovrebbero arrivare e fermarsi gli autobus provenienti dall’intera provincia, i cui passeggeri, con un sistema di coincidenze, potrebbero raggiungere qualunque punto dell’area urbana con la metropolitana. E’ facile immaginare i benefici urbani ed ambientali che se ne ricaverebbe, visto che il traffico di autobus nelle vie cittadine sarebbe eliminato quasi del tutto. Inoltre, c’è da considerare che la metropolitana dovrà essere inserita necessariamente nei piani
di bacino, già funzionanti in altre regioni, che la Calabria dovrà adottare celermente. Se si considera la provincia di Cosenza come un unico bacino, non è difficile capire che gli utenti potranno spostarsi dal Comune di residenza a Cosenza o a Rende pagando un unico biglietto, comprensivo pure del trasporto in metropolitana.
Ma c’è pure un’altra idea: quella del collegamento tra le due università.
Noi abbiamo chiesto ai progettisti di prevedere il binario a scartamento ridotto per la metropolitana Cosenza-Rende-Unical per una ragione evidente. A Piazza Matteotti di Cosenza arrivano i treni delle Ferrovie della Calabria, che dovrebbero collegare, se la linea ferroviaria fosse resa agibile, Cosenza ed il Savuto, con Catanzaro. Poiché Catanzaro sarà unita a Germaneto da un sistema metropolitano con binario a scartamento ridotto, se si finanziasse
l’ammodernamento della Cosenza-Catanzaro, si arriverebbe, in prospettiva, a collegare Germaneto con l’Unical, in Arcavacata di Rende.
Dalle critiche passiamo ai critici. Lei, all’inizio, ha trovato curioso che si parli solo ora.
Penso di si. Prendiamo il caso di Pino Iacino, ottimo professionista e valido politico. Lui è stato consulente della Provincia. E non un consulente qualsiasi, visto che si occupava ed aveva la responsabilità della progettazione delle grandi opere. Ricordo a me stesso che egli ricopriva questo ruolo nello stesso periodo in cui il presidente della Provincia di Cosenza, l’onorevole Mario Oliverio, approvava tutti gli atti riguardanti la metropolitana insieme a Salvatore Perugini, Umberto Bernaudo, Giovanni Latorre ed Agazio Loiero. La possibilità di dire la sua al momento giusto, quindi, Iacino l’ha avuta. La sua opinione, peraltro non condivisibile per le ragioni sopra evidenziate, ora risulta assolutamente tardiva. Trovo, inoltre, altrettanto curioso che Domenico Gattuso, un autorevole docente dell’università Mediterranea di Reggio Calabria, critichi un progetto approvato dal magnifico rettore dell’Unical, in ciò sostenuto da tutti i docenti del Dipartimento che si interessa di programmazione territoriale e di trasporti. Ciò mi appare come un “affievolimento” dell’idea di costruire in Calabria un sistema universitario regionale.
Sotto il profilo istituzionale, trovo poco corretto avanzare critiche, tra l’altro infondate, quando l’opera sta per essere appaltata e, quindi, si trova alla fine dell’iter amministrativo. Andreottianamente mi chiedo se, da parte di taluni, non si vuole la realizzazione della metropolitana”.
Queste sono le critiche sul “se”. Però c’è chi ha espresso considerazioni sul “come”. Ad esempio Occhiuto.
Stimo moltissimo l’architetto Occhiuto a livello professionale. Tuttavia, debbo rilevare che, forse perché neofita nella responsabilità di gestione di una grande istituzione, è molto attratto dall’esigenza di dare l’idea di una discontinuità col passato. Il che, quando si tratta di correggere errori evidenti, e si ha il tempo di farlo, è certamente un bene. Quando però, come nel caso della metropolitana le critiche, pur essendo mosse da ragioni condivisibili, rischiano di far saltare il banco, la discontinuità può diventare un cane che si morde la coda.
Resta però una valutazione del merito delle affermazioni di Occhiuto.
Far passare per via Roma la metropolitana è impossibile: si rischierebbe seriamente di bloccare tutto, perdendo così risorse ed il lavoro di anni. Ma tutto ciò che è migliorabile può essere discusso dai protagonisti istituzionali con la massima apertura e con grande senso di responsabilità. Ad esempio, si potrebbe modificare il tracciato nella parte di raccordo tra le due città, prevedendo l’entrata e l’uscita, per e da Cosenza, nell’area di Campagnano e di via Panebianco. Quest’idea avrebbe il merito di valorizzare la zona delle casermette e determinerebbe, a mio modesto avviso, altri due benefici: un minor costo di costruzione dell’opera e un aumento dell’utenza.
Onorevole Principe, chiudiamo con l’area urbana?
Continuo a pensare che, in tempi rapidi, si debba istituire l’Unione tra i comuni di Cosenza, Rende, Castrolibero e Montalto Uffugo. Nel consiglio comunale di Rende mi batterò perché si raggiunga questo obiettivo, poiché grandi questioni come la programmazione del territorio, la cultura e l’università come fattori di sviluppo (con l’uso, soprattutto, delle nuove tecnologie), la gestione dei trasporti, della sanità, dell’ambiente e dei rifiuti, debbono essere affrontate e risolte con iniziative politiche ed amministrative comuni. Noto, però, con un certo disagio, che, ad esempio, sulla metropolitana leggera, sull’ospedale e sui rifiuti sono emerse posizioni senza aver promosso il minimo confronto. Mi
auguro che la ripresa settembrina ci regali iniziative e confronti, nelle sedi istituzionali, per raggiungere i risultati che attendono le comunità amministrate.
Saverio Paletta