«L’emergenza lavoro è colpa del governo»
Principe (Pd): i fondi Por sono un’occasione da non perdere
Intervista di Antonio Cantisani a Sandro Principe su Calabria ora del 28/10/2011
Il lavoro come priorità da affrontare facendo leva sulle opportunità del Por.
Il capogruppo regionale del Pd Sandro Principe interviene nel dibattito aperto da Calabria Ora.
Onorevole Principe: la Calabria è affamata di lavoro. Come se ne esce?
«Chi ritiene che la questione del lavoro possa essere estrapolata da una più generale questione Calabria e questione meridionale si sbaglia di grosso. Perché l’emergenza che la nostra regione vive è frutto dell’assenza delle politiche nazionali, e questo fa ritornare prepotentemente d’attualità la questione meridionale, perché il Mezzogiorno e la
Calabria sono stati dimenticati e abbandonati al loro destino».
In che senso?
«Guardi, ci sono dati storici. Negli anni ’60 l’Italia viaggiava come una locomotiva, e in quegli anni il Pil del Mezzogiorno
era anche superiore a quello del paese, segno che quando ci sono state serie politiche nazionali il Mezzogiorno è stato in grado di dare risposte importanti. La Cassa per il Mezzogiorno fu uno strumento che ha prodotto sì assistenzialismo ma anche investimenti che hanno rotto l’isolamento meridionale. Con questo non voglio assolvere la classe dirigente meridionale e calabrese ma quella nazionale ha una responsabilità colossale. Prendiamo la Salerno-Reggio Calabria: ma è davvero pensabile che ci possa essere una spinta allo sviluppo della nostra regione se non ci sono infrastrutture? Lo stesso vale per le linee ferroviarie. E poi la mancanza di sicurezza che tiene lontani gli investimenti. Come si può vedere, stiamo parlando di competenze dello Stato».
Ma l’inefficienza della classe dirigente calabrese e meridionale ha sicuramente contribuito in negativo...
«Non c’è dubbio, e infatti nelle mie parole non c’è nessuna auto-assoluzione. È chiaro che ci sono stati limiti e che bisogna fare di più, molto di più. Penso alla necessità sempre più ineludibile di far andare a braccetto università e mondo dell’impresa, la necessità di mettere l’università nelle condizioni di orientare i giovani a trovare il punto di incontro tra domanda e offerta di lavoro. C’è il Por, che è una leva formidabile per innestare politiche del lavoro. La giunta regionale di centrosinistra ha fatto molti errori, soprattutto nella sanità, e questo ha determinato un’immagine negativa che ha oscurato il buon lavoro fatto con la programmazione 2000-2006 e con l’impostazione di quella 2007-2013. Non mi stanco di ripetere che l’attuazione del Por è fondamentale perché il Por contiene filiere che possono attivare politiche del lavoro e il rilancio della ricerca, che in Calabria è completamente ferma. Noi avevamo fatto una legge di programmazione triennale, che evidenziava la volontà di programmare e fare incontrare domanda e offerta di lavoro».
È la ricerca una delle “ricette” contro l’emergenza lavoro?
«Indubbiamente, la Regione deve sostenere la ricerca che serva alle imprese e quindi ne agevoli la possibilità di occupare nuovi giovani. Quand’ero assessore alla Ricerca, proposi uno strumento, il “tirocinio d’eccellenza”, che dava la possibilità ai migliori giovani calabresi di inserirsi nell’università, nella pubblica amministrazione, nell’impresa. Fu bloccato, ma era uno strumento utile. Nel Por 2007-2013, da noi impostato, ci sono filiere che aiutano politiche per
l’occupazione e politiche sociali. Come Pd crediamo molto in questo strumento, anche per questo come gruppo regionale abbiamo organizzato per oggi un convegno a Rende il cui obiettivo è mettere in campo delle idee e attuarle, e mettere in comunicazione tanti mondi - istituzioni, imprese, università, altre regioni – per ragionare insieme, in termini di “macro-area”. Se il Mezzogiorno ragionasse come “macro-area” lei pensa che oggi avremmo il disastro dell’autostrada che vediamo ogni giorno?».
Il Por dunque come unica occasione per creare nuova occupazione: ma a che punto è la Calabria?
«Con un bilancio regionale ingessato che non consente politiche di sviluppo i fondi comunitari sono indispensabili. Qui la Calabria deve dimostrare di saper fare la sua parte. Noi programmammo il Por 2007-2013, accolto a Bruxelles come il migliore. Oggi la Calabria è ultima. Questo è grave, e ci preoccupa. Ci preoccupa una giunta regionale che fa solo annunci ma dietro gli annunci non c’è nulla. Scopelliti e Mancini mi sembrano come Berlusconi: mi auguro solo che la Calabria si accorga di questo prima di quanto abbia fatto il Paese con Berlusconi...».
Sul lavoro c’è una proposta in campo, quella del segretario generale della Cisl Calabria Paolo Tramonti: dare vita a un patto sociale per la Calabria. Cosa ne pensa?
«Tutti devono dare un contributo: chi è al governo, chi è all’opposizione. È necessario un atteggiamento costruttivo di tutti, dalla politica ai sindacati, dal mondo delle imprese tutti devono mettere in campo determinazione e impegno.
Su questo tema non ci dev’essere nessuna divisione. Come Pd, come partito che ha una cultura di governo e non riesce a fare un’opposizione sterile, assumiamo il lavoro come priorità. Legandola ad altre, come il porto di Gioia Tauro, che soffre per uno Stato assente e una giunta regionale ferma. È lo Stato che deve fare la sua parte mettendo le imprese calabresi nelle condizioni di essere competitive con sostegni fiscali e contributivi e di garantire il salario ai lavoratori».
ANTONIO CANTISANI