Matteo Renzi, voci a favore e voci contro

Pubblicato il da Johnny7

http://1.bp.blogspot.com/-d1EAIilD6d0/Tq-qNP82vAI/AAAAAAAAIdo/uM96baRavrM/s1600/matteo+renzi-vignetta+di+fucecchi.jpgIl "Renzismo" come qualcuno già lo chiama ha apaccato in due un certo tipo di elettorato, sopratutto Pd, e c'è chi, sopratutto dopo le 100 proposte cui qualcuno già dubita visto che si è scoperto che portano la "firma di Giorgio Gori che subito risponde.
In ogni caso il fatto quotidiano riporta 4 punti di vista su Matteo Renzi, uno diverso dall'atro.
Il direttore Antonio Padellaro scrive in prima pagina un editoriale dal titolo nel frigo di Renzi dove quasi gli da un "ego te absolvo" scrivendo: "Potremmo perdonargli perfino quella strana visita ad Arcore, anche se per discutere dei problemi fiorentini sarebbe stato più adatto Palazzo Chigi."
Poi abbiamo Luca Telese con il suo articolo dal titolo Renzismo. Il format si fa partito, e queste sono le voci diciamo a favore, contro abbiamo 2 articoli, uno di Wanda Marra con un articolo dal titolo "Il sindaco di Firenze ha assunto in pieno il berlusconismo" dove scrive:
Matteo Renzi? Assume in pieno il berlusconismo come progetto politico”. Stefano Fassina ha 45 anni, è il Responsabile economico del Pd, fa parte dei T / q ovvero i Trenta / quarantenni dirigenti del partito, che sintetizzando estremamente - lavorano a un “rinnovamento” dall’interno. Sabato e domenica era a Napoli con Bersani alla due giorni
della scuola di Formazione politica per i giovani del sud.
Come mai i media hanno dato tanto spazio a Renzi e hanno praticamente ignorato il fatto che a Napoli ci fossero
2000 giovani per partecipare alla scuola di formazione del Pd?
Ovviamente c’è il tentativo di fomentare quest’immagine delPd come un partito vuoto, un partito vecchio. La tentazione di chi attacca il quartier generale va molto di moda e serve a costruire un dopo Berlusconi molto in continuità con Berlusconi.
La colpa è di Renzi?
Renzi ha un progetto politico e lo porta avanti efficacemente assumendo in pieno il berlusconismo come progetto politico e democratico. Anche se c’è una moda leaderistica nelle file del centrosinistra, anche quello che si considera più radicale.
Parla di Vendola, di Di Pietro?
Parlo della cultura di chi considera fisiologico mettere il nome del candidato nel simbolo.
Lei ha detto (come Bersani) che Renzi ha idee vecchie, degli anni ‘80.
Lui porta avanti temi economico-sociali di impianto sostanzialmente neoliberista.
Ma insomma a voi del Pd Renzi però proprio non piace: perché?
Ha una cultura politica molto personalistica, plebiscitaria, mentre un partito dev’essere una squadra, un collettivo. Ripeto, ha assunto senza se e senza ma il paradigma berlusconiano.
Vi fa paura?
Francamente credo che alla Leopolda ci fossero tante energie positive che spero siano protagoniste del Pd. No,
non ci fa paura.
L’impressione è che a questo punto stia dettando l’agenda al Pd, stia conducendo il gioco e costringendo gli altri a seguirlo.
Non mi pare. Quando c’è un fatto messo sulle prime pagine dei giornali non è colpa del Pd.
Ammetterà che è una spina nel fianco, però.
Siamo in una fase di transizione, e lui è sicuramente in campo, molto sostenuto da chi vuole questa transizione
di un certo segno sociale e democratico. E non mi pare che Renzi voglia fare il gioco squadra: continua a insultare il Pd dicendo che si tratta di un partito totalitario.
Lei l’ha definito “figlio di papà, portaborse miracolato”.
Era una reazione agli attacchi. Volevo solo ricordare che chi non ha mai avuto bisogno di spedire un Cv, di fare un
colloquio, di aspettare con ansia la scadenza di un contratto precario, non mi pare abbia molti titoli per sparare .
Voi T/q eravate partiti a Pesaro chiedendo un rinnovamento del partito, poi siete stati a L’Aquila, ma non siete riusciti molto a trovare il peso che chiedevate.
Il 99 per cento del nostro tempo noi lo spendiamo a fare i dirigenti del Pd.
Sembra che vi siate già ammosciati
Il nostro obiettivo è un rafforzamento del processo di rinnovamento in atto.


Infine lo specchietto di Lidia Ravera dal titolo "Matteo, il giovane che piace al centrodestra":
TIPICO della giovinezza, aver bisogno di piacere a tutti. Oggi 40 anni fanno come i 20 d’una volta. Sì, sì, dev’essere quello. Se no, a Matteo, sicuramente, non gli garberebbe punto, di piacere al 48 % del centrodestra e soltanto al 25 % del centrosinistra (sondaggio Demopolis). Hai un bel bamboleggiare: il dato è inquietante. In altri tempi, bruttini
ma non terminali, berlusconiani ben più arzilli e compatti, lodavano il comunista Bertinotti. E non si capiva perché. Il
cachemire? La classe? L’erre moscia? S’è capito dopo, a spese del povero Prodi. Ma oggi: possibile che pongano la stessa fiducia nel giovane Renzi? Certo, ha una faccetta da conduttore di varietà prime time che incoraggia il teledipendente. Certo, è un “post”, ed essere post è sempre meglio che essere qualcuno che crede ancora in qualcosa. Ma questi dati sono sufficienti per affidargli una missione delicata come dare il colpo di grazia al centrosinistra? No. E non ci riuscirà. A meno che Bersani, che per età è diventato post controvoglia, non gli dia una mano. Riesumando il centralismo antidemocratico: candidato unico scelto dalla direzione?
W Stalin! W Lenin! W Mao Tse Tung!

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